Mentre una ricca documentazione d’archivio ha consentito di identificare alcune delle principali famiglie di vasai dell’epoca (Masci, Mancini, Del Bianco, Bencioli, Mattioli, Lelli, Francioli e Santucci) numerosi frammenti e scarti di fornace, recentemente ritrovati a Deruta in alcune zone già in passato individuate da Alpinolo Magnini come siti di antiche fornaci, hanno permesso di conoscere la produzione del Quattrocento. L’approfondito esame delle decorazioni e delle forme di questi ritrovamenti hanno, infatti, fatto attribuire a Deruta tipologie e opere altrimenti credute originarie di altri centri. E’ il caso, ad esempio, degli albarelli e dei vasi con manici “a torciglione” o “a cresta”, mai in precedenza attribuiti a Deruta nonostante recassero, sovente, la raffigurazione di stemmi di famiglie nobili umbre, come i Baglioni che a Deruta avevano diversi possedimenti e perfino una fornace.
Più in generale si è potuto delineare a Deruta l’esistenza di una consistente produzione in stile “tardo-gotico” che, rispetto alla rigidità delle forme e alla stereotipia delle decorazioni del passato, si caratterizza per la ricchezza delle varianti formali e soprattutto iconografiche cui contribuisce, non secondariamente, la acquisizione di nuovi colori, l’arancio, il giallo e il blu, che si aggiungono alla tavolozza, limitata al verde e al bruno, della “maiolica arcaica”. Anche le forme, perlopiù realizzate al tornio, conoscono in questo periodo una progressiva trasformazione: i primitivi catini si evolvono in piatti con fondo concavo e tesa stretta e sempre più perdono la funzione d’uso per assumere quella decorativa, come nel caso dei piatti “da pompa” ad uso celebrativo e dedicatorio, ma anche gli oggetti, come tazze e coppe, più vincolati a funzioni utilitarie assumono forme più aperte e arrotondate.
Alla trasformazione delle forme corrisponde una complicazione dei motivi ornamentali che vengono per lo più organizzati secondo uno schema formale cui a lungo i pittori derutesi rimarranno fedeli e che vede distribuire la decorazione ripartendola tra un medaglione centrale e una serie di fasce concentriche parallele che lo attorniano. Anzi, la trasformazione delle forme pare assolvere proprio alla necessità di facilitare il compito del pittore ponendogli a disposizione maggiori superfici piane da destinare alle raffigurazioni, piuttosto che alle cornici. E’ così che i piatti “da pompa” riescono accogliere soggetti allegorici, amorosi, scene guerresche e di caccia, stemmi ed altri simboli araldici, spesso raffigurati all’interno di uno spazio riservato.

Le decorazioni di contorno più frequenti com­prendono invece motivi “a fiamme e raggiera”, “a foglia accartocciata”, “a foglia appuntita”, spesso incorniciate da girali e spirali tracciate “a sgraffio” su fondo manganese.


Tutti i testi quì riportati sono a cura di Giulio Busti e Franco Cocchi tratti dal CD Multimediale del Museo di Deruta

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