Museo Regionale della Ceramica di Deruta

Museo della Ceramica Deruta

Museo regionale della ceramica di Deruta


Il dottore in legge Francesco Briganti […] ha avuto l’idea di costruire un museo da servire agli artisti derutesi, alla storia dell’arte ed al decoro della patria illustre delle majoliche, Deruta. A tale lodevole impresa mi associai io, promotore del primo risveglio ed Alpinolo Magnini con copie di vasi ritratti in Roma dove ora studia ed altri simili lavori, Alessandro Piceller di Perugia, il professor Giuseppe Bellucci, il professor Eugenio Aruch ed altri con doni non ispregevoli. E’ Angelo Micheletti, straordinaria ed eclettica personalità di artista-medico-ceramologo, che in una dichiarazione del 27 dicembre 1899 fornisce, con questo breve passo, la prima testimonianza sulle origini del Museo delle Ceramiche di Deruta. In effetti, la fondazione del Museo risale all’anno 1898. Ne da certezza la relazione presentata dall’ideatore, Francesco Briganti, al Consiglio Comunale riunitosi in seduta straordinaria il 30 agosto 1903, per assumere alcuni provvedimenti a miglioramento del museo: Esiste in Deruta un museo. Gli oggetti ivi raccolti cominciarono a raggranellarsi nel 1898 ed io stesso insieme al dott. Angelo Micheletti cercai vari frammenti e di raccogliere degli oggetti posseduti da varie famiglie di Deruta. il professor Magnini trovavasi allora in Roma per ragioni di studio e lo pregammo d’inviarci degli acquerelli e copie di maioliche esistenti in quei musei. Rispose gentilmente all’invito mandando degli splendidi disegni e continuò sempre ad interessarsi della nostra raccolta. L’idea di un museo piacque moltissimo al signor Alessandro Piceller di Perugia che con rara munificenza donò un grandissimo numero di oggetti che formano la parte principale dei lavori sino ad ora messi insieme. E di più ci onorò più volte della sua presenza portandoci pure dei forestieri ed acquistando i lavori dei nostri fabbricanti che ricevettero continuamente da lui consigli ed incoraggiamento. Indispensabile è infine l’utilità di questo museo. Con esso veniamo a conoscere la storia e lo sviluppo dell’industria ceramica in Deruta; diamo ai nostri lavoranti degli esemplari da imitare e questi esemplari gloriosi saranno uno stimolo per i fabbricanti ed una réclame per i visitatori. Gli espliciti scopi didattici voluti da Briganti per il Museo artistico pei lavoranti in maiolica (questa la significativa denominazione che appare nel catalogo del 1900), insieme alle finalità sia di ricerca storico-ceramologica che divulgativo-promozionale in rapporto alla locale produzione industriale, corrispondevano ad una concezione moderna dei musei. Pare evidente, infatti, che non fosse ignota all’ideatore né l’insegnamento di papa Pio VII, che già nel 1802 raccomandava di concepire i musei anche come luoghi utili al progresso della professionalità artigiana e all’incremento del turismo, né l’esempio dei musei di arte applicata che, a partire dalla fondazione nel 1852 del South Kensington Museum, comparvero rapidamente in tutta l’Europa con lo scopo di esporre modelli che servissero da esempio agli operai. L’idea moderna era quella di rinnovare l’alleanza fra arte e industria di fronte all’inevitabile declino dei mestieri tradizionali con il progredire dell’industrializzazione. Nascono così e si sviluppano rapidamente, nella seconda metà dell’Ottocento, accanto ai musei d’arte applicata, mostre e concorsi industriali , scuole di disegno.

museo della ceramica

Museo della ceramica di Deruta, lato destro della piazza

La lucida consapevolezza della crisi in atto e la tensione verso il rinnovamento industriale trovano impegnata anche Deruta fin dai primi anni postunitari. Nel 1872, infatti, il Comune realizza la prima Esposizione industriale di Deruta, a cui concorrono le officine locali, e promuove contemporaneamente una borsa di studio per l’invio di un allievo in qualche importante manifattura nazionale -così recita la deliberazione comunale- allo scopo di istruirsi e perfezionarsi nell’arte del vasaio. Nella stessa occasione viene anche realizzata una mostra di arte antica che raccoglie, come si ricava dai documenti dell’archivio comunale, venti maioliche perlopiù di epoca rinascimentale, fra le poche ancora rimaste a Deruta e in possesso di alcuni privati. E’ qui che vanno rintracciate le prime origini del museo sia poiché questa prima esperienza tracciò in nuce quello che più tardi, grazie a Briganti, Magnini e Micheletti, divenne un concreto e riuscito programma di ripresa e trasformazione della ceramica derutese, sia poiché quelle prime antiche maioliche esposte costituirono parte del primo nucleo del museo. Ancora di più, si potrebbe dire che l’esposizione delle antichità perché servissero da esempio agli artigiani e per la meraviglia dei visitatori costituisce già di per sé l’idea del museo, rappresentandone alcune fra le principali essenziali. Non pare un caso, allora, che lo stesso Francesco Briganti ricordi, in un altro passo della citata relazione, questa prima esperienza: Nel 1872 il municipio di Deruta a titolo di incoraggiamento indisse una esposizione, la quale dette degli ottimi risultati e piacerebbe a voi, egregi colleghi che ne foste i nobili iniziatori, che noi giovani vogliamo imitarvi nelle condizioni presenti.

Nella sua originaria sistemazione nel palazzo municipale, il museo contava 214 oggetti, comprese le riproduzioni ad acquerello eseguite da Alpinolo Magnini e gruppi di frammenti ritrovati in scavi locali, che risultano tutte accuratamente descritte nel catalogo redatto nel 1900 da Angelo Micheletti, primo conservatore nominato dal Comune. La consistente donazione di Alessandro Piceller (1842-1929) collezionista perugino e critico d’arte, aveva portato al museo ben 97 opere, cui si aggiunsero quelle di Eugenio Aruch, Giuseppe Bellucci, Gerolamo Donati, il conte Lemmo Rossi-Scotti, altri importanti esponenti della cultura perugina, e dei derutesi Ettore Andreoli, Ermenegildo Cherubini, Vincenzo Cherubini, Ariodante Magnini, Marsilio Magnini, Alessandro Pascoli, compresi gli stessi promotori Francesco Briganti, Angelo Micheletti e Alpinolo Magnini. Numerosi furono anche i depositi, cosicché ben 155 opere erano rappresentate da donazioni e depositi. La prematura scomparsa nel 1901 di Angelo Micheletti indusse il Comune ad affidare l’incarico di conservatore a Francesco Briganti che lo concluse due anni dopo con la relazione al Consiglio Comunale, cui egli stesso prendeva parte come consigliere, il 30 agosto 1903 che al termine approvò sia la nomina a conservatore di Alpinolo Magnini sia la proposta di ampliamento dei locali destinati al museo, divenuti insufficienti proprio per le acquisizioni promosse da Briganti e quella di uno splendido pavimento maiolicato, con mattonelle a forma di stella e di croce, scoperto nella chiesa di San Francesco, nel 1902.
Venne così adibita a museo anche la Sala del conciliatore, ma è degno di nota che, nel corso della seduta consiliare, il sindaco Vincenzo Cherubini Caraffa avesse avanzato la proposta di una sistemazione interamente nuova del museo nell’ex convento di San Francesco, oggi sede del nuovo museo.
Benché non più conservatore, non venne meno l’attività di Francesco Briganti a favore del museo: a lui si devono gli acquisti di frammenti da ritrovamenti locali e la produzione di alcuni significativi scritti di carattere storico-critico che rappresentano i primi studi ceramologici locali.
La nomina di Alpinolo Magnini rese ancor più concreto l’originario progetto funzionale del museo che perseguiva uno stretto rapporto con le manifatture locali e la formazione delle maestranze. Finalmente nel 1907 si concretizzò la Scuola comunale di disegno diretta dallo stesso Magnini, reduce da analoga esperienza a Laveno, che al tempo stesso si dedicò con notevole impegno sia nella ricerca ceramologica che nella direzione artistica di una fabbrica locale. Negli anni della sua direzione, tuttavia, poche furono le nuove acquisizioni di cui vanno almeno ricordate, per la felice intuizione nel voler testimoniare anche le produzioni contemporanee, quella del 1910 di alcune pregevoli opere salvate dalla liquidazione della Società Anonima Cooperativa Maioliche, in particolare il frontale che figurò all’esposizione di Faenza e che meritò la medaglia d’oro, un piano da tavolino (Ars Umbra) e un metro quadrato di mattonelle che riproducono la formella centrale del pavimento in Santa Maria Maggiore di Spello –come spiega la deliberazione della giunta municipale- ad evitare che detti oggetti di vera importanza per l’arte nostra debbano essere venduti altrove, nonché, nello stesso periodo, delle prime riproduzioni a lustro di cui venne recuperata la tecnica dallo stesso Magnini e da Ubaldo Grazia.
Il museo conobbe purtroppo, nei decenni successivi uno stato di progressiva trascuratezza finché nel secondo dopoguerra si pose l’urgente necessità di risistemazione sia dei locali che delle collezioni. Così, infatti, si esprime con preoccupazione la Giunta Municipale nel 1954: la popolazione di Deruta ed i visitatori sempre più numerosi reclamano una nuova sede per detto museo che giace immagazzinato in un unico vano e per la pinacoteca affinché tanti quadri di valore non siano più raccolti in un locale del tutto insufficiente; tenuto presente che tanto del museo quanto della pinacoteca fanno menzione la Guida d’Italia del Touring Club Italiano nonché altre pubblicazioni del genere a carattere artistico, per cui amatori ed intenditori anche stranieri si portano volentieri a Deruta per ammirare tante opere d’arte, ma ne partono tutt’altro che edificati dopo avere constatato la caotica conservazione di così prezioso patrimonio artistico a cagione dell’insufficienza dei locali in cui è custodito.
I primi concreti interventi seguirono di lì a poco: mentre si sviluppa un intenso carteggio fra il sindaco Armando Sonno e le autorità pubbliche competenti che consente di ottenere il restauro della tavola dipinta dall’Alunno da parte dell’Istituto Centrale del restauro, il tecnico comunale Salvatore Turchetti provvede alla ristrutturazione dei locali, mentre alla risistemazione delle esposizioni viene chiamato nuovamente Francesco Briganti coadiuvato da Ezechiele Sposini, un valido pittore derutese. Nel frattempo, per iniziativa della Associazione Pro Deruta nel 1950 si era tenuta una mostra di maioliche antiche e moderne, e nel 1953, ideata da Giuseppe Agozzino e promossa dell’Ente Provinciale per il Turismo, la prima riuscita edizione del concorso internazionale  di decorazione ceramica denominato “Premio Deruta” alla cui realizzazione il Comune partecipa attivamente con l’espressa intenzione di costituire attraverso l’acquisizione delle opere premiate una collezione di maioliche moderne di notevole pregio artistico. La rinnovata centralità del museo nella politica amministrativa locale trova, quindi, anche nuove motivazioni che interpretano le esigenze di modernità nel rapporto con le correnti artistiche contemporanee. Esigenze che già nel periodo fra le due guerre avevano trovato a Deruta spazio nelle produzioni delle manifatture locali. Le attese e le speranze suscitate paiono ben rappresentate dall’elogio rivolto da Francesco Briganti al sindaco Armando Sonno, in una lettera oggi conservata nell’archivio comunale:
Colgo l’occasione per rallegrarmi con Lei dei grandi lavori che Ella ha fatto eseguire per l’abbellimento di Deruta. Fin da quando vennero restaurati i muri castellani a Deruta non è cessato mai il lavoro di risanamento igienico ed edilizio. I derutesi dovranno essergli grati perché in circa trenta anni non vi era mai stata una altra amministrazione che avesse addimostrata tanta attività come quella da Lei diretta anche per quanto riguarda la parte culturale come lo dimostra il concorso del premio “Deruta”.
In effetti da allora proseguì ininterrottamente il progressivo investimento del Comune di Deruta nel proprio museo, ampliandone via via la capacità, realizzando nuove acquisizioni, promuovendo nuove iniziative espositive, organizzando mostre temporanee, mentre nei primi anni Sessanta alla azione culturale del Comune si affianca l’Istituto Statale d’Arte di nuova istituzione. Nel 1963 venne approvato il progetto di ristrutturazione del palazzo comunale e della pinacoteca – museo, e l’anno precedente era stato acquisito, ad incremento della dotazione del museo il campionario dell’ex fabbrica Maioliche Deruta del consorzio CIMA, evitando la dispersione di una delle più valide testimonianze della ceramica artistica italiana fra le due guerre, mostrando anche in questo caso una notevole sensibilità e consapevolezza da parte dell’Amministrazione che così motivò l’acquisto: esso rappresenta la storia della produzione delle ceramiche di Deruta in questo ultimo secolo e costituisce, per l’immediato futuro, un’importante rassegna della produzione stessa delle ceramiche di Deruta, mettendo in evidenza l’origine della scuola derutese e la sua continuazione sul piano dell’artigianato della locale economia, esprimendo i tempi e le tradizioni. Si tennero ulteriori edizioni del “Premio Deruta” fino al 1972, allorché la manifestazione cessò definitivamente, mentre nel 1965 a seguito del decreto ministeriale del 15 settembre che classificò quello di Deruta fra i “musei minori”, fu adottato dalla nuova amministrazione un regolamento di organizzazione e funzionamento affidando a Marsilio Magnini l’incarico conservatore del museo. Nel 1978, infine, matura l’idea di un nuovo museo per la ceramica che avesse caratteristiche regionali, che potesse cioè documentare tutta la produzione storica dei diversi centri umbri e ne viene individuata la nuova sede nell’ex convento di San Francesco, nel centro storico di Deruta. La ristrutturazione del convento, sorto intorno all’anno Mille e appartenuto in origine, forse, ai monaci benedettini e più tardi ai francescani, ha richiesto un imponente lavoro di trasformazione e restauro affidato alla progettazione, prima, dell’architetto Giuliano Mastroforti e, dal 1989, dell’architetto Mario Manieri Elia e terminato solo di recente grazie, anche, al sostegno economico della Comunità Europea e ad un contributo straordinario del Presidente del Consiglio dei Ministri. La progettazione definitiva, che si deve anche a Gian Carlo Bojani e Giulio Busti per la parte museografica, disegna un museo funzionale e attuale con la sistemazione di un percorso innovativo: superato all’ingresso il banco della reception si accede, infatti, a due sale “open” dove sono sistemate sintetiche mostre temporanee (attualmente una dedicate alle terrecotte invetriate e una agli artisti derutesi del Novecento) che consentono al visitatore di cogliere, a colpo d’occhio, un saggio della sistemazione del museo e di decidere se proseguire la visita a pagamento. Dalla stessa area si accede alla biblioteca specialistica già ricca di circa mille volumi, mentre il restante percorso che sale dal piano terra ai due piani superiori descrive, organizzata in periodi, l’evoluzione della maiolica derutese dalle produzioni in “maiolica arcaica” ai primi anni del Novecento. Sono poi salvaguardate alcune aree tematiche, come la ricostruzione di una antica farmacia, qualche collezione presentata integralmente, la sezione dei pavimenti e delle targhe votive. Una torre metallica di tre piani è riservata, infine, ai depositi e ai frammenti, anch’essi visitabili. Nel complesso le opere conservate nel museo sono oltre seimila, la maggior parte acquisite dal Comune nell’ultimo ventennio.

museo della ceramica

Museo della ceramica di Deruta, campanile della piazza

E’ del 1979, infatti, l’acquisizione della serie di piatti d’artista “Deruta 2000” realizzata da un consorzio fra diverse aziende locali che insieme alle numerose opere realizzate nel 1981 in occasione della mostra “Multiplo d’Artista in maiolica” e a quelle provenienti dalle varie edizioni del “premio Deruta” rappresentano il consistente nucleo della sezione contemporanea del museo, dove sono conservate opere di Edgardo Abbozzo, Nino Caruso, Piero Dorazio, Paolo Portoghesi, Mario Schifano, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini e molti altri artisti contemporanei.
Dal 1980 con l’acquisizione da parte della Provincia di Perugia, con il contributo del Comune di Deruta, della collezione Pecchioli ricca di centotrenta opere di epoca cinque e seicentesca, quasi tutte di origine derutese, si incrementa invece il fondo storico che era rimasto immutato dai primi anni del secolo. Nello stesso anno viene avviato il restauro del grande pavimento maiolicato rinvenuto nella chiesa di San Francesco nel 1902. Mentre riprendono le pubblicazioni specializzate perlopiù in occasione di mostre, si compiono nuove significative acquisizioni. Nel 1990 la importante collezione Milziade Magnini, medico di origine derutese, ma a lungo residente in Puglia, viene acquisita al museo, con il concorso di vari enti, recandovi parecchi e pregevoli esempi di maiolica rinascimentale derutese nonché un importante raccolta di antiche ceramiche apule. L’attività attorno al concreto evolversi del nuovo museo e, nell’attesa, la riorganizzazione del piccolo museo nel palazzo municipale dei primi anni Novanta favoriscono le donazioni che consentono di acquisire, grazie alla generosità dei discendenti, diverse opere di Alpinolo Magnini e Ubaldo Grazia.
Prosegue, infine, fino ai nostri giorni un’accorta politica di acquisizioni mirata soprattutto a colmare vuoti di documentazione di tipologie, specie quelle relative al periodo migliore della produzione derutese tra la seconda metà del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Tra le acquisizioni più recenti e significative, i ventitré pezzi della collezione Del Guerra tra cui numerosi piatti da pompa decorati a lustro e i quattro raffinatissimi piatti provenienti dall’asta Sotheby’s di Milano del luglio scorso e ora esposti, in occasione del suo primo centenario, nella sala centrale del nuovo Museo della Ceramica di Deruta.

Per maggiori informazioni visita la pagina del Museo Regionale della Ceramica di Deruta

(Tratto da: Giulio Busti e Franco Cocchi, Inaugurato a Deruta il Museo Regionale della Ceramica, in “Ceramicantica”, VIII, 4, 1998, pp.50-63)

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